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Biblioteche

Ricca di tradizioni culturali, Giulianova è definita “cittadella dei saperi” per la presenza di ben quattro biblioteche, tre delle quali localizzate nella parte alta della città. 
Dotata di oltre 26 mila volumi, la Biblioteca civica “Vincenzo Bindi” è tra le strutture culturali più importanti dell’intera regione. La sua istituzione si deve alla munificenza dello storico giuliese Vincenzo Bindi, che, morto a Napoli il 2 maggio 1928, donò all’amministrazione comunale il suo preziosissimo patrimonio culturale, ammontante a 8 mila titoli insieme con circa 15 mila documenti editi ed inediti fra manoscritti (compresi alcuni spartiti musicali di Gaetano Braga e la trascrizione del testamento del cardinale Mazzarino), lettere, appunti e autografi. Di particolare pregio sono tre incunaboli (tra i quali il De Arte Amandi), in aggiunta a 37 cinquecentine, 56 libri del Seicento, 174 del Settecento e 1994 dell’Ottocento. Sempre nel “fondo Bindiano” si conserva il ricco epistolario dell’intellettuale e, tra gli altri, una lettera autografa di Giuseppe Garibaldi, di grande valore anche filatelico per l’incisione di due rari francobolli inglesi, il Ten Pen e l’One Penny.

In Ruetta Scarafoni 1, nei pressi dell’ospedale, un’intera ala dell’imponente complesso della “Fondazione Piccola Opera Charitas onlus” ospita, in due piani recentemente realizzati, la Biblioteca "Padre Serafino Colangeli". Inaugurata nel 1986 per volontà del frate cappuccino P. Serafino Colangeli e nata con un modesto fondo librario, oggi la biblioteca dispone di circa 20 mila tra volumi ed opuscoli suddivisi in vari fondi, tra i quali spiccano per importanza e consistenza quelli dedicati alle discipline artistiche, alla teologia, alla storia della Chiesa, alle scienze sociali e giuridiche. La ricchissima emeroteca conta oltre 200 testate scientifiche e di divulgazione in abbonamento corrente.
Grazie ad un accurato intervento architettonico è nata nel 1995 la Biblioteca “Padre Candido Donatelli”. Voluta anch’essa da P. Serafino Colangeli, la biblioteca si affaccia sul giardino del Santuario della Madonna dello Splendore, in un sito di particolare bellezza paesaggistica. Specializzata in Abruzzesistica e in Storia dei Cappuccini, dispone di 16 mila volumi ed opuscoli, tra i quali 14 cinquecentine, 30 libri del Seicento, 50 del Settecento e 1.100 dell’Ottocento, tutti presenti nel Fondo Antico. Dal 1997 presso la “Donatelli” è attivo anche il Centro di documentazione storica sugli insediamenti allogeni in Abruzzo, unico presente nella regione.
Completa la mappa dei saperi la quarta biblioteca presente in città, l’Agenzia per la Promozione culturale della Regione Abruzzo, ubicata al Lido in via Nievo 6. Nata nel 1982, la biblioteca è dotata di un apprezzabile fondo bibliografico ammontante ad oltre 7 mila volumi e di una folta emeroteca (oltre 100 testate in abbonamento corrente). Particolarmente ricca è la sezione audiovisivi, con oltre 1000 video e quasi altrettanti dischi e CD.


 

Musei

 

Polo Museale Civico

Originato dalla donazione del 1928 da parte dell'umanista, studioso del patrimonio culturale d'Abruzzo e del Meridione, nonchè fine collezionista poliedrico, della raccolta di quadri, grafiche e suppellettili di pregio conservata nel suo Palazzo di corso Garibaldi, oggi Pinacoteca civica a lui dedicata, il Polo Museale Civico di Giulianova espone e conserva collezioni pittoriche, scultoree, archeologiche e musicali, nelle sedi museali disclocate e ospitate in sedi storiche del centro storico della città, primo esperimento di nuova fondazione urbana del Rinascimento. Il Polo è il complesso dei musei della comunità e del territorio, è luogo di incontro culturale, collabora con l'associazionismo e con le realità cittadine al fine di valorizzare il patrimonio culturale diffuso, compie ricerche sul patrimonio e sui personaggi che costrusicono l'identità cittadina, propone progetti innovativi e realizza offerte e servizi per far conoscere le collezioni museali e la storia della città, anche ai più piccoli attraverso laboratori didattici e il servizio educativo.

 

Pinacoteca Civica "Vincenzo Bindi" (in corso di riapetura)“La collezione io l’ho destinata alla mia dilettissima Patria: Giulianova. Ho mirato così facendo, ad assicurare anzitutto la conservazione della parte del mio patrimonio che mi è più cara, sia per le cure ed i sacrifici che mi è costato di raccoglierla, sia per il conforto, che, in mezzo ad essa, ho trovato nelle moltissimi tristi contingenze della mia vita...”.
Così Vincenzo Bindi (Giulianova 1852 - Napoli 1928) parla del lascito da lui fatto a favore del Comune di Giulianova, consistente nel bel palazzo di famiglia che si trova lungo corso Garibaldi, nella parte alta della città, nella biblioteca personale ricca di oltre 5.000 volumi e soprattutto nella pregevole raccolta di circa 400 opere di pittura, la maggior parte delle quali collezionata grazie al suo matrimonio con la figlia del noto pittore Gonsalvo Carelli (1818-1900) esponente di spicco della pittura napoletana dell’Ottocento.
La Pinacoteca, autentica casa museo, origine e cuore del Polo Museale Civico, è ospitata nel secondo piano di Palazzo Bindi mentre il primo è riservato alla civica biblioteca, anch’essa originata dal lascito del mecenate giuliese.  Il vero viaggio nel dono di Bindi inizia al secondo piano, dove nella prima delle sei sale si viene accolti dall’interessante disegno autografo di Vincenzo Camuccini (1771-1844) con la scena mitologica dove Focione ricusa i doni di Alessandro, una tela rappresentante una Testa di donna attribuita a Jusepe de Ribera (1588-1652) ed anche, allo stesso attribuito, un notevolissimo disegno, restituito, però nel 1989, dal Bologna a Domenico Mondo (1723-1806): si tratta di una idea per un Compianto sul Cristo deposto dalla croce, di cui non si conosce la realizzazione pittorica.
Ma oltre alle opere per lo più attribuite a Pompeo Batoni (1708-1787), a Salvator Rosa (1615-1673), a Bernardo Cavallino (1616-1656) e a Bartolomeo Passante (1618-1648), per citare solo i più importanti, è il caso di soffermarsi sull’opera che più di altre costituisce, per quanto concerne la pittura del Sei-Settecento, il pezzo forte della raccolta bindiana: è un disegno autografo di Francesco Solimena (1657-1747) raffigurante l’Incoronazione della Vergine e Santi. Solo di recente sono stati diffusi i risultati di uno studio del celebre storico dell’arte Ferdinando Bologna, il quale afferma che il disegno in questione altro non è che quello preparatorio (e ciò è dimostrato dalla quadrettatura apposta sul disegno) della grande pala dipinta nel 1741 dall’ottantaquattrenne artista avellinese per l’altare maggiore della chiesa reale di Sant’Ildefonso a La Granja presso Segovia. Le altre cinque sale di palazzo Bindi raccolgono centinaia di opere di pittori, sia abruzzesi sia partenopei, che fecero parte della cosiddetta “Scuola di Posillipo”. Si tratta essenzialmente di artisti dell’Ottocento che tradussero nella rappresentazione pittorica scorci della città di Napoli e dintorni e delle suggestive zone della costiera amalfitana. Paesaggistici ed accademici - a detta di alcuni critici - divenuti anche cattedratici, che ben presto furono capaci di dar vita ad una vera e propria corrente artistica ancorata, nella sua ragion d’essere, alla tradizione del “vedutismo” affermatasi nella storia della pittura napoletana dal Seicento in poi.
Tutti gli artisti che fecero parte della scuola ebbero l’intima ispirazione di ritrarre il paesaggio en plein air considerandolo nella sua accezione più ampia non come mero naturalismo, ma piuttosto come forma e contenuto dell’esistente che contempla l’uomo: il suo abitare nel paesaggio e contestualmente il suo viverlo, il suo goderne.
È con questo presupposto che occorre guardare le opere che hanno come caposcuola Anton Smink van Pitloo (Arnhem 1791 - Napoli 1837) che fu senz’altro colui che avviò la scuola e influenzò, mediante l’insegnamento, artisti presenti nella raccolta, come Giacinto Gigante, Gonsalvo Carelli, del quale oltre gli innumerevoli paesaggi si segnala l’interessante “Ruderi con affreschi”, e gli stranieri Jakob Philip Hackert e Horace Vernet.
Nutrito appare nella collezione bindiana il numero di artisti abruzzesi come Pasquale Celommi, Filippo Palizzi, Nicola Palizzi, Teofilo Patini, Raffaello Pagliaccetti, Gennaro Della Monica e Valerio Laccetti. Da non trascurare infine i mobili e gli arredi d’epoca che contribuiscono a mantenere inalterata l’atmosfera familiare e ottocentesca che pervade la pinacoteca.

Torrione

Museo civico archeologico "Torrione La Rocca"

Il rione della “Rocca”, posto nel punto più alto della roccaforte di Giulia, era il luogo più fortificato con i suoi tre torrioni: “La Rocca”, all’angolo, e a breve distanza gli altri due, detti “il Buscione” e “il Mozzone”, oggi non più esistenti. La cinta muraria venne completata con ogni probabilità già entro il 1480, a pochi anni dalla fondazione. La torre in via del Popolo, dal 2001 è la sede della sezione archeologica del Polo Museale Civico dove sono conservate le testimonianze della vita della città romana di Castrum Novum Piceni, fondata dai romani attorno al 290 a.C. alla foce del fiume Batinus, l’odierno Tordino a Sud della città, su un insediamento preesistente, come anfore, vasellame, oggetti vari che provengono da sepolture.
Tra i reperti spiccano le interessanti lucerne istoriate che prodotte a Castrum, venivano imbarcate dal suo porto e raggiungevano gli angoli più lontani dell’Impero.

Sala civica di scultura "Raffaello Pagliaccetti" In un ambiente dello storico edificio scolastico De Amicis, realizzato dall'architetto Achille Petrignani di Roma all'inizio del Novecento, in piazza della Libertà, in pieno centro della parte alta della città, è stata allestita una Sala ove sono esposte quindici opere in gesso e bronzo dello scultore Raffaello Pagliaccetti (Giulianova 1839-1900), tra i più importanti esponenti del Verismo della seconda metà dell'Ottocento. Tali opere, sparse in vari musei fiorentini, furono acquistate nel 1914 da Pasquale Ventili e donate in seguito agli Ospedali ed Istituti Riuniti di Teramo. Alcune opere sono invece ancora di proprietà del Polo Museale Fiorentino. All'interno della sala si possono ammirare il gesso del colossale Sant'Andrea, realizzato in marmo per la facciata della Cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze, i bozzetti preparatori del monumento a Vittorio Emauele II per la piazza di Giulianova e il grande gesso raffigurante papa Pio IX inviata all'Esposizione Universale di Parigi nel 1877 e fusa in bronzo per papa Leone XIII nel 1888. 

Tra le opere si conserva, inoltre, l'epigrafe quattrocentesca in travertino che sormontava Porta Marina, uno degli ingressi della città rinascimentale. L’iscrizione in capitali latine, composta dall’illustre vescovo e umanista Giannantonio De Tollis, detto il Campano (Cavelli, Capua, 1429 – Siena, 1477), racconta in versi la distruzione dell’antico centro di San Flaviano e la mirabile edificazione di Giulia.

Cappella gentilizia De Bartolomei

La cappella di San Gaetano da Thiene in piazza della Libertà, di proprietà degli eredi della famiglia De Bartolomei, voluta ed eretta dall’ingegnere Gaetano De Bartolomei tra il 1868 e il 1876, si affaccia su quella piazza che dopo l’Unità d’Italia diventò il manifesto del fervore economico e sociale, nonché culturale, di Giulianova.
All’interno si conservano alcuni capolavori in marmo di Raffaello Pagliaccetti (Giulianova, 1839 – 1900), fra i rappresentanti più stimati della scultura degli ultimi decenni dell’Ottocento, tra cui spicca il Cenotafio in memoria di Angelo Antonio Cosimo De Bartolomei. Nella cappella sono anche esposte le sculture del giuliese Alfonso Tentarelli (Giulianova, 1906 – 1992), dono della famiglia ai civici musei.

Museo civico "Gaetano Braga"

Il museo, ospitato all'interno della casa natale del Maestro lungo corso Garibaldi, è dedicato alla folgorante carriera internazionale del musicista, compositore e operista Gaetano Braga (Giulianova, 9 Giugno 1829 – Milano, 20 Novembre 1907). Conosciuto come autore della celebre "Leggenda Valacca", una delle più note romanze da salotto, eseguita, registrata e pubblicata (oltre 250 volte) in tutto il mondo tra la fine dell’Ottocento e i nostri giorni, occupò un posto di primo piano tra i virtuosi di violoncello più noti del suo tempo. Le opere pittoriche e scultoree che raffigurano Gaetano Braga, presenti nel Museo e appartenenti alla Pinacoteca civica "Vincenzo Bindi", sono di maestri come P. Montegny, P. Chardin, S. Schaeppi, Antonio Malaspina, Antonio Tantardini, e il giuliese Antonio Tentarelli; vi si trovano anche copie e originali di lettere, illustrazioni, documenti e spartiti, frutto della ricerca condotta in Italia ed all’estero dagli studiosi dell’Associazione omonima. Visitando il museo è possibile, inoltre, ascoltare registrazioni e incisioni di alcune composizioni di Gaetano Braga e di altra musica di quel periodo. 

 

Museo d'arte dello Splendore (MAS)
E' stato inaugurato il 27 luglio 1997 in un'ampia ala del convento cappuccino del Santuario della Madonna dello Splendore, per volontà di Padre Serafino Colangeli, straordinaria figura di mecenate della solidariertà e della cultura, fondatore della Piccola Opera Charitas.
Ospita al piano terra una selezione di dipinti, sculture, opere di oreficeria sacra e oggetti d’uso quotidiano provenienti dalla Chiesa e dal convento cappuccino di Santa Chiara dell’Aquila e datati dal ‘500 al ‘900.
Al secondo piano, è esposta una parte della collezione della Pinacoteca Civica "Vincenzo Bindi", temporaneamente trasferita dalla sua sede storica di Palazzo Bindi di prossima riapertura: nucleo principale è quello delle opere dell’800 napoletano appartenenti alla cd. Scuola di Posillipo, celebre per le vedute incantate e le vivaci scene di vita popolare. Non mancano i grandi abruzzesi come F. P. Michetti, F. Palizzi, C. Barbella, R. Pagliaccetti, G. Della Monica e P. Celommi.
Il terzo piano, adibito a sala conferenze con splendida terrazza panoramica, accoglie alcune significative opere di artisti italiani contemporanei.
Oltre a mostre temporanee di autori storicizzati, il Mas organizza concerti, conferenze, incontri culturali, iniziative a sostegno e valorizzazione di giovani artisti, costituendo così non solo un luogo di conservazione e valorizzazione delle collezioni, ma uno spazio di incontro e di confronto, svolgendo così un ruolo essenziale nella vita culturale della nostra città.

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